Modalità: SILENZIOSO

Sono circondata da persone che si lamentano di alcuni soggetti, che hanno giudicato altra gente, che ha scritto commenti sotto video di terzi nei quali criticano immagini di ulteriori individui.
Mi perdo! Una catena mortale dove tutti si sentono in diritto di correggere, in potere di criticare ed in vena di dire la propria opinione. Un gioco di parole che finisce per essere una trappola, una tela di ragno piena di commenti, pareri e sentenze espresse con la ferocia di chi non sa ascoltare, leggere e comprendere.
Il silenzio spesso viene confuso con l’ ignoranza, con la stupidità o semplicemente con l’ incapacità di avere delle idee da difendere e per le quali battersi.
Eppure, fatemi spezzare una lancia a favore dei Silenziosi. Credo di essere di parte perché, anche io, sono stata una Silenziosa.
e ne stavo in disparte, osservavo, assimilavo, traevo informazioni ed incameravo tutto quello che potevo. Poi, tacevo. Ve lo assicuro di cose da dire ne avevo a valanghe. Esplodevo quasi o meglio implodevo. Ho trattenuto idee, pensieri, iniziative per anni. Timidezza, fondamentalmente; ma ci ho visto, la maggior parte delle volte, la voglia di non veder soffrire, di non abbattere o di non voler contrastare chi mi stava intorno.
Una gentilezza che, solo con il tempo, ho capito non essere degna di chi mi circondava.
Non confondete questa mia riflessione con dell’ arroganza o, peggio ancora, con della superbia. Di certo non mi ritengo migliore di nessuno di quegli individui che ho descritto in questo mio sfogo. Quello che intendo dire è che quell’ attenzione che prestavo alle parole non è mai stata materia condivisa con le persone con le quali ho avuto a che fare nel mio passato.
Le pugnalate tramite messaggio, i cazzotti sulla bocca dello stomaco dopo una chiacchierata e gli headshots in chiamata, per me, sono stati all’ ordine del giorno.
Sono state le ferite ed il loro bruciore continuo dentro di me a farmi aprire la bocca! A dare voce alla mia testa ed al mio cuore.
In me, però, è rimasto il rispetto degli altri e dell’ altrui pensiero, che mi zittisce e mi fa tornare in “Modalità: SILENZIOSO”, quando necessario e giusto. E’ questa modalità che, purtroppo, a molti manca, perché da sempre abituati a vomitare tutto ciò che gli balena nel cervello, NO FILTER.
Devo dirlo, c’è una categoria che mi fa imbestialire, una categoria alla quale spero di non prendere mai parte, ovvero quella dell persone PRE-POTENTI.
non ho sbagliato a scrivere, in latino è prae-, -potens/entis; il dizionario descrive il prepotente come colui che tende ad imporsi, ad ogni costo, sugli altri. Questo sì!
Ma io voglio sottolineare il “-potens/entis”. Chi ha il potere si sente in diritto di alienare ed asfaltare chi è sotto di lui, senza rispetto alcuno; questo perché, la maggior parte delle volte, viene fatta leva sulla posizione sociale, sulla gerarchia del lavoro, ad esempio. Significa che ciò che è sotto deve rimanere sotto, con i suoi ideali e la sua visione del mondo e delle cose.
Questo è il gruppo che, in assoluto, mi è più difficile da comprendere e con il quale la convivenza, per me, è difficile… A di poco impossibile.
Negli anni ho affinato una tattica per affrontare i suddetti individui: pesare le parole, contare fino a 1000, evitare scontri o lotte di supremazia (i cretini ti battono sempre per esperienza!).
Da questo mio atteggiamento nasce l’ aggettivo con il quale, da anni ormai, vengo classificata: PERMALOSA. Esatto, proprio così, p-e-r-m-a-l-o-s-a.
Forse, da un lato, capisco… come modo di fare può risultare ostile ma dietro il mio silenzio o le poche parole si nascondono grandi discorsi, pensieri e delle volte, lo ammetto, anche insulti che è molto meglio tenere per me! Il mio viso, le mie espressioni cambiano e riflettono proprio tutte quelle parole che ometto.
Quindi, più che permalosità, la definirei diplomazia.
Dopo tutte queste lettere, parole e fogli sprecati per analizzare luoghi comuni e realtà che non cambieranno, vi saluto. Auguro, ad ognuno di voi, di incontrare lungo il vostro cammino il maggior numero di persone dotate di “Modalità: SILENZIOSO”.

2 risposte a "Modalità: SILENZIOSO"

  1. Credo che il silenzio molte volte sia sintomo di esperienza, ci vuole esperienza a tacere. Ci vuole esperienza anche a parlarle, però. Per questo bisogna raggiungere un certo equilibrio interiore per attivare la modalità silenzioso, che come tutto va dosata con parsimonia. Come si dice, un silenzio vale mille parole, ma a volte sono quelle mille parole che ci fanno sentire vivi. Le parole feriscono, il silenzio no, ma certi silenzi ci devastano da dentro. Cumuli di parole e sensazioni che non espresse finiscono per implodere e farci a pezzi come milioni di lame.
    Finiscono per distruggere amori, amicizie, vite. Quindi si, la modalità silenzio è utile se non la si usa per evitare la vita, se ogni tanto ci si ricorda di disattivarla.
    No Ordinary Reader

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    1. Hai perfettamente ragione. Proprio ieri, dopo la pubblicazione del capitolo, uno dei miei lunghi silenzi durati quasi 6 anni si è fatto sentire.
      Quella che a me è sembrata saggezza nel lasciar sorvolare i problemi, si è trasformata in distacco. Allontanamento che ha ferito sia me, che la persona che ho tenuto distante.
      Come dici, non ho saputo disinnescare in tempo. Risultato: la perdita di un’ amicizia.
      È un gioco di equilibri sottili… Solo con il tempo ed anche tanti errori si può trovare l’ armonia perfetta.

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