Sin da quando siamo piccini ascoltiamo storie di amori folli, di gesti eroici e pazzie fatte per la dolce metà. Sono quel tipo di racconti che ci spingono con entusiasmo verso i sentimenti, le love story e le persone. Ma dopotutto, non sarebbe giusto raccontare per filo e per segno come stanno le cose? Perché in queste belle fiabe c’è sempre il lieto fine?
Beh, ho imparato a mie spese che c’è sempre una seconda trama, quella triste e malinconica che però non ci viene raccontata mai. Leggendo queste parole penserete che sono la solita ragazzina in preda ad una delusione d’ amore… Vi sbagliate. Ho un ragazzo, mi piace e ne sono innamorata.
E’ stato tutto un po’ da fiaba l’ amore con il mio lui ma nessuno mi aveva avvertito della TRAMA SECONDARIA.
Sono anni ormai che fa parte della mia vita ed io della sua, siamo sereni, stiamo bene. E siamo perseguitati da un’ OMBRA.
No, non è un racconto horror o una sorta di diario post-seduta spiritica. L’ ombra alla quale mi riferisco penso sia più feroce e distruttiva di uno spirito arrabbiato… Un qualcosa che si insinua e logora tutto silenziosamente, da dentro: il PASSATO.
Non si parla di ex e litigi causati dalla gelosia. Non litigo per queste cose, non sono il tipo. Parlo del costante confronto che il passato ci pone davanti, come se fossimo incessantemente sotto osservazione. Ogni piccolo dettaglio è lì, pronto a farti sentire del tutto insignificante. La famiglia, gli amici… tutti immancabilmente in prima linea armati di mitra pronti a distruggerti ed annientarti con un semplice sorriso, una battuta, un nome, e nel nostro mondo social, un like.
Mi sento schiava di un meccanismo che non volevo mi catturasse. Tutto pensavo tranne di poter essere preda di queste sensazioni.
Tutto ad un tratto, pensando e scrivendo mi rendo conto di una verità, che come tutte le verità… va scomoda: il problema non sono le ex onnipresenti o amici che preferiscono palesemente le vecchie fiamme a me. In realtà il vero problema sono IO.
In questi mesi tra storie, intrecci, inganni e pesantezza è riemerso un lato del mio carattere che pensavo di aver seppellito del tutto. Infatti, il vero disastro non sono gli onnipresenti vecchi fantasmi ma la mia vulnerabilità che sembra sia tornata a galla. Improvvisamente torna ad importarmi ciò che pensa la gente, improvvisamente ci tengo a piacere ai membri della famiglia del ragazzo con cui sto, e sono vogliosa di ogni gesto di approvazione di amici o semplicemente conoscenti. Come se mi servisse un consenso, un applauso e una pacca sulla spalla.
Tutto questo mi destabilizza perché sto capendo che la “roccia” che ero diventata è ormai polvere e se non sto attenta e mi faccio travolgere dai fatti potrei essere spazzata via alla prima folata di vento. E magari dalla vita del mio stesso lui.
Una cena per ricordare
L’ euforia che si prova ai primi appuntamenti. Sì, quel “friccicorino” che ti punzecchia dentro, l’ emozione che ti divora. Non pensavo fosse possibile riprovarla dopo tempo, dopo anni passati accanto ad una persona. Eppure…
Eppure preparandomi ad uscire, davanti allo specchio, mi sono guardata e sorridevo. Sorridevo perché non ero nella pelle, stavo per andare a mangiare sushi con il mio uomo.
Una premessa è da fare: mesi più caotici di questi ultimi non ne ricordo! Cerco di farla breve, magari ritornerò su ogni punto… ma con caaaalma.
L’ iter è stato: andiamo a convivere, cambio lavoro, prendiamo il cane, Luca rompe la macchina, il mese di Natale a lavoro senza mai un giorno di riposo. Questo è il sunto del riassunto di questo periodo letale.
La vita sociale, il tempo per noi sembrava sempre meno. Ho lottato contro i minuti, che sembravano non passare mai in negozio e che mi sfuggivano e scorrevano sotto il naso non appena mettevo piede in casa. Una confusione totale, vedevo il sole sorgere e la notte giungere da dietro quella dannata vetrina. L’ unica parte di me che potevo dedicare a Luca era il pensiero; solo io so quanto, e quanto intensamente io lo abbia pensato in questi mesi di reclusione.
La mia guerra contro il tempo, dico guerra, non lotta o battaglia perché sarebbe riduttivo, mi ha resa irritabile, insopportabile e delicata. Delicata? Un grissino. Sono diventata debole ed i nervi hanno fatto uscire la parte peggiore di me, una parte che io stessa ho scoperto per la prima volta. Invece di godermi quei pochi istanti nel nostro nido sono stata in grado di distruggere la pace, trovando sempre un motivo per aggrottare la fronte, girarmi dall’ altra parte del letto così mettendo mattone su mattone, cemento e calce… Ho costruito il mio muro.
E per l’ ennesima volta, LUI, non so neanche come, è riuscito a buttarlo giù.
La cena è stato il coronamento del suo successo. Pezzetto per pezzetto, scioglie tutto quello che di annodato c’è in me. Con i suoi modi bruschi, che a volte feriscono, sa sbattermi in faccia la verità delle cose che spesso non voglio vedere. Mi spinge sempre verso ciò che amo e che mi fa stare bene . Per questo mi sento in difetto, io non mi comporto così con lui. Piuttosto sono una schiacciasassi, lo distruggo, lo rado al suolo, invece di motivarlo.
Nonostante ciò, mi ha portata fuori. Mi desidera, e davanti ad un piatto pieno di sashimi, mi guarda con occhi sinceri, pieni di amore ed affamati di me.
Mi è capitato di rispondere alla domanda: “Cosa ha Lui che ti ha fatto perdere la testa?”… Agli inizi non ero in grado di rispondere, mi giustificavo dicendo che in me aveva vinto la sensazione “a pelle” che ho avuto di lui. Ma oggi… Oggi voglio argomentare e dedicargli questa pillola.
Mi sono innamorata di lui per la sua SEMPLICITA’, che non è da confondere con banalità o superficialità. E’ il suo essere GENUINO, ha un’ anima pura nonostante sia macchiata dal passato e dall’ esperienza. Mi ricordo ancora le nottate passate a parlare, quelle ore che si smaterializzavano. La luna ci ha osservati, ci ha guidati. C’era sempre.
E’ stato veramente un LAMPO, ha illuminato la mia testa ed acceso il mio cuore. Per mesi interi, che poi son diventati anni, ho provato ad eliminare il grigio che c’era in me. Ho tentato di sotterrare il passato, di lasciar andare ricordi ai quali ero aggrappata con le unghie e con i denti. Giorni persi a psicoanalizzarmi ed andare a sedute di psicologi di ogni genere, e poi… POOF! Arriva il ballerino di salsa a spingere il mio bottone RESET.
E sì, tornare a godermi una cena al suo fianco, a guardarlo negli occhi, a ridere di battute, a nascondere il più possibile gli avanzi rimasti del sushi all you can eat mi ha fatto rispolverare tutto questo pot pourri di emozioni.
Andrei a cena con lui altri milioni di volte, riuscirei a fare un aperitivo al lago di nuovo, e risponderei decisamente di “sì” un’ altra volta alla domanda “vuoi stare con me?”.
E pensare… che tutto ciò è stato scatenato da una cena. Quanto siamo complicate noi donne, ma quanto siamo belle. Con noi non ci si annoia mai. La chiave è trovare chi ci ama in ogni secondo, in ogni versione, in ogni periodo dell’ anno. Ed io ho trovato chi sa vedere che dietro ai miei grandi occhiali neri c’ è un mondo da scoprire.
Bau-rantena
Hey voi! Bau, o forse si dice “Ciao”, insomma… Avete capito! Qui mi chiamano Baloo quindi mi presenterò così.
Io sono Baloo e volevo raccontarvi un fatto che sta animando questi miei ultimi mesi. Partiamo dal principio: la mia mamma umana ed il mio papà umano mi hanno preso con loro e mi hanno portato a casa quando avevo il pancino molto più gonfio ed il musetto molto più corto di oggi, ero appena un cucciolo. Avevo un po’ di paura ma loro odoravano di buono e così ho deciso di fidarmi, soprattutto perché mi davano una pappa buonissima ed avevo sempre l’ acqua fresca. Tranne per qualche episodio con degli aghetti lunghi ed appuntiti che un’ umana che non conoscevo mi ha infilato nella schiena (due o tre volte) in un posto pieno di miei amici e fratelli (si lamentavano e sbuffavano, chissà che ci facevano lì), i miei genitori umani mi hanno sempre coccolato. Potevo dargli fiducia.
Pochi giorni dopo il mio arrivo, ho trovato un aggeggio porta acqua e porta pappa e vicino un rettangolo bianco attaccato al pavimento. Odoravo, ma non riuscivo a capire cosa fosse, sotto le zampine era morbido e mi sembrò subito un buon posto per fare i miei bisogni, più di quei soffici rettangoli beige che i miei genitori tengono nella stanza dove esce sempre l’ acqua e dove c’è un mostro nel quale mamma mette i copri-umano e che gira, gira, gira (anche se poi, qualche volta, li ho fatti anche lì, per dispetto!)…
Ogni volta che mangiavo o che bevevo mi avvicinavo al rettangolo bianco e lasciavo andare tutto quello che mi scappava! Mi dicevano sempre “Bravo Baloo!”. Mi sono convinto che “Bravo” fosse una buona cosa, così ho continuato fino a qualche mese f
Mamma aveva pulito la stanza dove c’è la pappa ma questa volta il rettangolo bianco non c’era più. Ero confuso e non sapevo proprio come comportarmi… Dopo aver mangiato sono andato lì dove era il rettangolo qualche ora prima ed ho fatto i miei bisogni. Non appena mamma e papà se ne sono accorti mi hanno sgridato e mi hanno messo in punizione. Non capivo! Cosa avevo fatto per farli arrabbiare? Non avevo rubato nessun copri-piede di papà!
Poi, si sono avvicinati con quella cosa che mi stinge sotto le zampine e mi da un po’ di prurito e siamo scesi sulla strada… Dopo essere stato sgridato, non avevo proprio voglia di fare una passeggiata. Ma che altro potevo fare? Volevo essere un bravo figlio. Così ho cominciato a guardarmi un po’ intorno ed annusai qua e là. Ragazzi, che odori curiosi! Più andavamo avanti e più erano forti, tutti diversi fra loro. Alla fine, non era stata una cattiva idea muovere un po’ le zampe. Feci anche qualche bisogno e sentii mamma e papà in coro dire: “Bravo Baloo!”. Wow, finalmente. Ok, questa volta ne avevo fatta una giusta.
La storia di sgranchirci gli zampini diventò sempre più frequente ed il “Bravo Baloo!” accompagnava ogni mio bisognino. Quando non riuscivo a tenerli e li facevo in casa, mamma e papà mi rimettevano in punizione e per un po’ niente baci. Avevo capito!! I bisogni in strada. Ma dai… Che idea! Mi vergogno un po’ a farmi vedere in quegli attimi d’ intimità ma è divertente fiutare in giro e scorrazzare per le vigne.
Sapete, incontro sempre un sacco di amici! Talpine, uccellini, farfalle ed un’ infinità di lucertole… Quelle non mi stanno particolarmente simpatiche, infatti, lo prometto: lucertole, attente a voi! Vi prenderò tutte (quando la mamma non vede, però)!
Ormai è un nostro rito. Mattina, pomeriggio e sera. Quando i miei dormono la mattina, e proprio non riesco a trattenermi, gli do un po’ di bacini sul tartufino e nelle orecchie per svegliarli, poi pappa e passeggiata.
In primis, saluto Ulisse, il corso, il mio vicino di casa; a lui non sto molto simpatico, fa un po’ il bulletto con me solo perché pesa 30kg in più. Pff, sbruffone! Poi,comincia l’ avventura: tracce sempre nuove da seguire, bastoncini croccanti da trasportare e l’ immancabile ghianda da ciancicare sotto la piccola quercia a metà strada, poi una visita alle talpe e si torna a casa. Lì comincia l’ unica parte che mi va scomoda, mi strofinano una cosa umidiccia che odora proprio come il didietro del mio cuginetto più piccolo, quello più cucciolo. ma dopotutto dai, non è così male.
Sono proprio felice e anche mamma e papà lo sono. Mi hanno comprato dei biscottini a forma d’ osso, anche se avrei preferito l’ osso vero e proprio, ed uno stick strano ma simpatico, un po’ gommoso ma mi diverto a rosicchiarlo: quando me lo danno dicono sempre “Per i dentini”, chissà cosa vorrà dire. Sono stati mesi intensi e ricchi di impegni ma la cosa più bella è stata che mamma e papà sono rimasti sempre con me! Tranne quando escono a comprare la mia pappa e la loro. E’ strano, di solito rimanevo solo a casa per un po’, avevano sempre da fare; poi rientravano e le coccole erano tutte per me, ma così… E’ proprio tutta un’ altra musica! Mentre mamma prepara la pappa mi siedo sempre sulle sue zampe umane, quando papà sta davanti a quell’ arnese luminoso che fa rumore mi metto sempre accanto a lui. Per non parlare delle ninne stupende, sul lettone dei grandi, fra i miei genitori che mi coccolano. Il paradiso!
Sento spesso nominare “Quarantena” ultimamente, non so bene di chi si tratta. Conosco i nomi dei miei nonni, dei miei nonni-nonni, dei miei zii, e dei miei cugini. Nessuno si chiama Quarantena. Non so! Magari è una lontana parente. Però so che “per colpa sua”, così dicono i miei genitori, che loro sono sempre a casa. Allora, so chi ringraziare! Grazie Quarantena, sei stata molto gentile: ora i miei genitori hanno più tempo per giocare, per le coccole e per i pisolini in compagnia. Se ti vedrò, signora Quarantena, ti darò un sacco di bacini!
Ora vi saluto amici… Mamma ha preso quel affare di carta pieno di macchioline scure, quello che quando viene mosso fa il rumore delle foglie spostate dal vento. Lei è così serena quando prende il mano quel rettangolo compatto! Passa le ore lì davanti e non c’è cosa che preferisco dell’ accucciarmi fra le sue braccia, mentre lei pian piano si rilassa.
Ci vediamo presto ma non nel mio territorio, altrimenti grrrrrrrr.
Su Misura
E’ incredibile come il flusso del tempo ci trascini assieme a lui, come, con estrema facilità, ci adattiamo alla routine quotidiana. Gli orari scanditi, le giornate suddivise, le attività programmate. Mi sono sempre piaciuti gli schemi, le liste, l’ordine mentale (che, ahimè, non sono mai riuscita ad applicare nel mio cervello). La vita sembra essere in loop.
Ho sempre paura di cadere nei luoghi comuni o in frasi fatte ma… Gli anni passano, non riesco neanche a rendermene conto. Era ieri quando stavo passando la mia crisi esistenziale post-diploma. No, erano sei anni fa.
Non era domenica scorsa quando era a pranzo dai nonni? Sì, nonna ha fatto le sue inimitabili patatine fritte e nonno ha comprato il salame Aquilano che tanto mi piace…
Era proprio lo scorso weekend quando con tutta l’attenzione e la cura del dettaglio passavo lo stuzzicadenti negli interstizi della loro cucina, alla ricerca di qualsiasi residuo di cibo, polvere o zozzeria e trangugiavo le olive nere al forno che nonno nascondeva accuratamente nel frigorifero? Sì, proprio quando nonna mi insegnava il punto e croce, a cucire ma soprattutto a fare la maglia.
…No, non era la scorsa settimana; ora di andare dai nonni ho sempre meno tempo e, beh, nonna ha deciso di evitare la pandemia ed i disastri che ho combinato ultimamente. È andata dove si è più leggeri, scommetto che è sempre profumata, Chanel N°5 rigorosamente, vestita di viola…lei ama(va) il VIOLA.
Sono ancora convinta che sia la scorsa notte che mi sono fermata a dormire da mia zia, dopo aver seguito con attenzione tutti gli step della sua skincare serale ed aver salutato tutta la sua collezione di fate e folletti prima di metterci a letto.
Eppure…di notti ne sono passate, di “Masca” ne sono cambiate parecchie.
La Masca timida ed introversa, quella che veniva calcolata poco o niente dai suoi compagni ed amici; la sfigatella con gli occhiali che veniva presa in giro per i suoi ” fanalini”, come se essere miope da piccolina non fosse già una scocciatura. La Masca che acquistava pian piano fiducia ma che veniva spintonata perché “non abbastanza bella o con le forme sbagliate”. Sembra una storia triste lo so, ma non lo è affatto! Perché alla Masca incerta è succeduta una consapevole, con le idee chiare su cosa voleva e su quello che voleva essere, una fase di onnipotenza…durata un soffio ma che brividi! C’è stata una Masca che ha infranto cuori e fatto pasticci, alcuni errori che non si perdonerà mai e che non le verranno mai perdonati. Una Masca con il cuore infranto, più e più volte, da persone diverse…anche da coloro di cui non avrebbe mai dubitato. Una Masca con i pezzettini di sé stessa attaccati con lo scotch tra loro alla riscoperta di una felicità diversa, una nuova, speranzosa che, questa volta, non si sarebbe sgretolata fra i suoi palmi. Per non dimenticare la Masca confusa, che non sapeva quale filo conduttore seguire e sbatteva contro realtà che la disorientavano ancor di più…come una mosca che sbatte sui vetri di una finestra, infinite volte, le fa male ma non smette, non vede altre vie di fuga. Poi, finalmente, la Masca che trova la pace nel ritmo della clave, avvolta dalla bandiera cubana e con le scarpette da ballo ai piedi il mondo non le sembrava così insopportabile. Aveva imparato a bastarsi, dopo scelte sbagliate, errori di valutazione e sentimenti confusi. Equilibrio apparentemente stabile che aveva sempre a che fare con il piccolo mostriciattolo nato dentro di lei, che la faceva piangere spesso nel letto la notte. Un esserino che non la abbandonerà mai. Mai perché siamo giunti alla Masca d’oggi quella che inaspettatamente ha trovato la metà che combacia con le sue cicatrici e che sta costruendo un futuro, con tanta fatica. Quel piccolo mostro è sempre in lei ma ormai sa metterlo al suo posto, la maggior parte delle volte; convivono, coesistono e si tollerano. Dopo tutto è una Masca felice quella di oggi, con alti e bassi, con crisi esistenziali e ambiziosi desideri, con una casa sua, il suo compagno e un piccolo cucciolo di cui prendersi cura.
Vi svelo un segreto: questa Masca, quella di oggi, quella che scrive, è tutte quelle Masca, SEMPRE. Quella che rivedrebbe all’ infinito la trilogia de “Il signore degli Anelli” che ama le trame complesse e i colpi di scena; che si commuove ogni volta che sente “Aniron” di Enya (che sente! E non che ascolta) e che odia i ragni cicciotti e gli insetti con troppe zampe. Lo “zippu malignu” di nonna, “l’avvocato delle cause perse” della famiglia, la “sorella scorbutica” di un adolescente in fissa con il gaming e YouTube. È, sono, la fidanzata puntigliosa ma premurosa.
Tutti ricordi, gli anni passati definiscono chi ero e chi sono. Ad oggi, sono felice di poter scrivere di me, della mia famiglia e di tutti gli step che nella vita mi hanno fatto diventare questa mia versione del 2020.
Non è vero che è sempre sbagliato guardare al passato ed ancorarsi alla memoria. Solo girandoci a vedere le orme percorse, i sentieri seguiti e le svolte sbagliate si può creare la base per un futuro su misura per noi. Mi piace ripensare a momenti felici, ai bei tempi ma, se ho imparato una cosa, è che dove c’è luce, c’è ombra, dove c’è bianco, c’è nero, dove c’è bene, c’è male. Sin da piccoli c’è stato insegnato, anche dai cartoni animati: il Cerchio della Vita (Il Re Leone). Non possiamo avere solo il buono, dobbiamo accettare anche il cattivo perché senza uno l’altro non esisterebbe. Se non ci fossero le nuvole e la pioggia non potremmo gioire della giornata di sole, ci pensate? Anche nel tran tran sfrenato delle nostre vite veloci e caotiche non dobbiamo dimenticare mai di piangere alla fine di un bel film o di rileggere quel libro che ci è rimasto nel cuore. Non dobbiamo permettere al traffico della mattina ed al parcheggio introvabile di farci arrendere e smettere di studiare le lingue.
Siamo ciò che siamo grazie a quello che siamo stati ed è inutile cercare altrove le chiavi per una vita perfetta perché siamo noi l’unico mazzo che apre il portone su un futuro alla nostra altezza e delle nostre aspettative, uno che ci calza a pennello.
Modalità: SILENZIOSO
Sono circondata da persone che si lamentano di alcuni soggetti, che hanno giudicato altra gente, che ha scritto commenti sotto video di terzi nei quali criticano immagini di ulteriori individui.
Mi perdo! Una catena mortale dove tutti si sentono in diritto di correggere, in potere di criticare ed in vena di dire la propria opinione. Un gioco di parole che finisce per essere una trappola, una tela di ragno piena di commenti, pareri e sentenze espresse con la ferocia di chi non sa ascoltare, leggere e comprendere.
Il silenzio spesso viene confuso con l’ ignoranza, con la stupidità o semplicemente con l’ incapacità di avere delle idee da difendere e per le quali battersi.
Eppure, fatemi spezzare una lancia a favore dei Silenziosi. Credo di essere di parte perché, anche io, sono stata una Silenziosa.
e ne stavo in disparte, osservavo, assimilavo, traevo informazioni ed incameravo tutto quello che potevo. Poi, tacevo. Ve lo assicuro di cose da dire ne avevo a valanghe. Esplodevo quasi o meglio implodevo. Ho trattenuto idee, pensieri, iniziative per anni. Timidezza, fondamentalmente; ma ci ho visto, la maggior parte delle volte, la voglia di non veder soffrire, di non abbattere o di non voler contrastare chi mi stava intorno.
Una gentilezza che, solo con il tempo, ho capito non essere degna di chi mi circondava.
Non confondete questa mia riflessione con dell’ arroganza o, peggio ancora, con della superbia. Di certo non mi ritengo migliore di nessuno di quegli individui che ho descritto in questo mio sfogo. Quello che intendo dire è che quell’ attenzione che prestavo alle parole non è mai stata materia condivisa con le persone con le quali ho avuto a che fare nel mio passato.
Le pugnalate tramite messaggio, i cazzotti sulla bocca dello stomaco dopo una chiacchierata e gli headshots in chiamata, per me, sono stati all’ ordine del giorno.
Sono state le ferite ed il loro bruciore continuo dentro di me a farmi aprire la bocca! A dare voce alla mia testa ed al mio cuore.
In me, però, è rimasto il rispetto degli altri e dell’ altrui pensiero, che mi zittisce e mi fa tornare in “Modalità: SILENZIOSO”, quando necessario e giusto. E’ questa modalità che, purtroppo, a molti manca, perché da sempre abituati a vomitare tutto ciò che gli balena nel cervello, NO FILTER.
Devo dirlo, c’è una categoria che mi fa imbestialire, una categoria alla quale spero di non prendere mai parte, ovvero quella dell persone PRE-POTENTI.
non ho sbagliato a scrivere, in latino è prae-, -potens/entis; il dizionario descrive il prepotente come colui che tende ad imporsi, ad ogni costo, sugli altri. Questo sì!
Ma io voglio sottolineare il “-potens/entis”. Chi ha il potere si sente in diritto di alienare ed asfaltare chi è sotto di lui, senza rispetto alcuno; questo perché, la maggior parte delle volte, viene fatta leva sulla posizione sociale, sulla gerarchia del lavoro, ad esempio. Significa che ciò che è sotto deve rimanere sotto, con i suoi ideali e la sua visione del mondo e delle cose.
Questo è il gruppo che, in assoluto, mi è più difficile da comprendere e con il quale la convivenza, per me, è difficile… A di poco impossibile.
Negli anni ho affinato una tattica per affrontare i suddetti individui: pesare le parole, contare fino a 1000, evitare scontri o lotte di supremazia (i cretini ti battono sempre per esperienza!).
Da questo mio atteggiamento nasce l’ aggettivo con il quale, da anni ormai, vengo classificata: PERMALOSA. Esatto, proprio così, p-e-r-m-a-l-o-s-a.
Forse, da un lato, capisco… come modo di fare può risultare ostile ma dietro il mio silenzio o le poche parole si nascondono grandi discorsi, pensieri e delle volte, lo ammetto, anche insulti che è molto meglio tenere per me! Il mio viso, le mie espressioni cambiano e riflettono proprio tutte quelle parole che ometto.
Quindi, più che permalosità, la definirei diplomazia.
Dopo tutte queste lettere, parole e fogli sprecati per analizzare luoghi comuni e realtà che non cambieranno, vi saluto. Auguro, ad ognuno di voi, di incontrare lungo il vostro cammino il maggior numero di persone dotate di “Modalità: SILENZIOSO”.
Incipit.
Ho creato questo profilo da due mesi o più, la data precisa non la conosco. In ogni caso, non appena l’ account ha preso vita, nel mio cervello c’è stato un completo black out. Tutta la voglia di fare, la creatività e l’ ispirazione, a braccetto, mi hanno salutata e lasciata da sola davanti allo schermo del computer.
All’ improvviso tutto quello che avevo da dire ha cominciato a perdere senso, mi guardavo e pensavo che tutto quello che avrei buttato giù non sarebbe stato valido, pieno e soddisfacente.
Poi che ve lo dico a fare…Utilizzo l’ acronimo che riassume esattamente il concetto: COVID-19. La vita di tutti è stata stravolta da questo mostro, tuttora senza volto.
Mi sono trovata a stare in casa, da sola. E boom, il cervello improvvisamente ha cominciato a sommergermi di informazioni, complessi ed insicurezze.
Da lì poi, una conversazione a tavola con il mio fidanzato. Insieme abbiamo analizzato luoghi comuni, realtà e personaggi. Devo dire che è stato veramente illuminante. Vi spiego: ho ottenuto una breve descrizione di me, vista da filtri esterni e vi giuro,la schiettezza è al 110% .
Quando dico breve è perché è davvero breve, il mio ragazzo è ermetico… Telegrafico alle volte! Dice ciò che è sufficiente e necessario. Mi ha riassunta in 3 concetti chiave: una cagacazzi, una stronza però… Il però. Il però sta alla base di tutto! Quel bagliore di speranza, quella luce in fondo al tunnel, come quando non trovate le chiavi di casa nella borsa e poi vi accorgete di averle in mano. Insomma, avete capito. Mi ha definita SINCERA.
Sincera, per i miei canoni, è il più bel complimento che potesse farmi.
Da qui l’ illuminazione. Non sapevo come cominciare,non sapevo su cosa basare questo piccolo percorso che avrei voluto intraprendere già da tempo… e così, davanti ad una braciola ed un po’ di insalata, mi è stato dato il “la” per iniziare.
HON°ES°TY n., pl. -ties
- the quality or fact of being honest; uprightness and fairness.
- truthfullness, sincerity, or frankness.
- freedom from deceit or fraud.
Synonyms –> 1. integrity, probity, rectitude.
2. candor, veracity.
Antonyms –> 1. dishonesty.
E da qui tante parole derivate…
Mi sono sempre fatta cruccio di situazioni finite male, per colpa mia. Mi sono sempre data della stupida per aver agito in maniera istintiva e magari sbagliata. Di difetti ne sono piena, di certo non ne ho solamente due come ha riassunto il mio fidanzato, mentre di pregi sento di averne veramente pochi. Se davvero la sincerità è uno di questi, allora sarà il mio tramite per questa avventura, che deve prendere ancora forma, nella mia testa e nella vita reale.